Una stagione indimenticabile

Un’altra stagione è passata.
E’ stata lunga, davvero lunga, stancante, piena di impegni e difficoltà ma sicuramente una delle stagioni più belle degli ultimi anni.

La promozione tanto cercata dalla serie C alla B è finalmente arrivata. La strada verso quel meraviglioso traguardo è stata tutt’altro che facile. La partenza in campionato è stata esaltante. Una macchina perfetta, capace di schiacciare qualsiasi avversaria. Alla penultima giornata del girone di andata abbiamo iniziato a sognare ad una promozione ormai nelle nostre mani. Quella maledetta sconfitta con Osio nell’ultima partita, prima di effettuare il giro di boa, ha rimesso tutto in discussione. I sogni si sono fatti vacui fino a dissolversi ed abbiamo iniziato a sprofondare nell’incubo. Coach Mirko è bravissimo ad impostare la squadra e a far giocare i suoi ragazzi senza nessun timore reverenziale. Il punteggio finale di 4-5 per gli ospiti è come dinamite che fa saltare le fondamenta della sicurezza costruita fino a quel momento. Come se non bastasse il girone di ritorno si apre con l’infortunio di Ferrari. L’ex nazionale e A1 ha sempre fatto la differenza fino a quel momento, lasciando briciole agli avversari respingendo qualsiasi attacco e sgretolando fiducia e consapevolezza negli avversari. La sua assenza pesa come un macigno sugli equilibri della squadra, nonostante Alessandro sia un degno e ottimo sostituto. Dopo questa prima sconfitta gli avversari iniziano a capire che non siamo più imbattibili e nel girone di ritorno ci affrontano con una decisione e una grinta maggiore. I passi falsi con Gam Team e Piacenza ridanno speranza al Vigevano di poter completare una rimonta costruita da un girone di ritorno senza una pecca ne una sbavatura. Il sorpasso si completa nella sfida al vertice in cui il Vigevano ci piega in una partita difficile e equilibrata.

L’essere fuori casa, l’assenza di una strumentazione adeguata e la pressione non ci aiuta. La partita è uno scontro diretto da dentro o fuori. La sconfitta di misura fa male. Ma la forza dello sport è di insegnare ad affrontare anche i momenti più bui, le delusioni più grandi e di trasformarle in motivazioni ed energia. Non ha importanza la categoria o il livello in cui uno gioca se hai la capacità di reagire e non farti schiacciare dalle avversità, allora, puoi dire di essere un campione. Questo è quello per cui ringrazio infinitamente i nostri ragazzi. Non hanno mai smesso di credere e lottare. Arrivare al secondo posto, respingendo la rimonta dell’Osio è stata durissima, logorante. Mantenere la lucidità e la concentrazione per altre 3 settimane in attesa dei playoff uno sforzo impensabile ad inizio campionato. Le giornate dei playoff hanno restituito grinta, volontà e concentrazione. La prima partita di Livorno è l’unica che ha seriamente impensierito la squadra. Sul più 4 per noi, un calo di concentrazione, ha riportato i livornesi alla parità nell’ultimo periodo. Proprio mentre stavano tornando fantasmi e paure già vissute durante il campionato siamo riusciti a rimanere lucidi ed a portare a casa la partita. I ragazzi sono stati semplicemente straordinari a non mollare e a portare a casa i 3 punti fondamentali per l’accesso alla finale. La partita con il Parma, la seconda nella giornata di venerdì 6, è stata più semplice e sempre in controllo. (da sottolineare la straordinaria educazione e collaborazione di tutta la squadra del Parma che ci ha aiutato con il montare e smontare il campo. Grazie davvero).

Ormai mancava solo un ultimo sforzo. La finale ad Ostia contro una squadra di Roma, praticamente una partita in casa. Il pubblico romano è arrivato in massa per sostenere i loro ragazzi ed ha creato una cornice fantastica per una partita bellissima ed equilibrata. Entrambe le squadre hanno giocato al massimo delle loro forze, dando il massimo su ogni palla, su ogni azione e su ogni fischio. Dopo l’uno a zero iniziale dei romani siamo sempre stati in vantaggio di 1 o massimo 2 gol. Partita giocata magistralmente da tutti, nessuno escluso. Il gol del più 2 di Greg nel finale suona come una sentenza sulla speranze della squadra di Roma. Il fischio finale è una liberazione. Ansia, agitazione e nervosismo vengono spazzate via da quel suono, cosi sublime e cosi dolce in quel momento. La festa può iniziare e continuare almeno fino a settembre. Grazie mille ragazzi ve lo siete meritato, siamo orgogliosi di voi.
Il Pazzo, forse, non è poi cosi Pazzo
Mi ritrovo a fine stagione con il Pazzo a contemplare la stagione appena trascorsa. Siamo in serie B, non ci crediamo ancora. Dobbiamo ancora metabolizzare cosa significa. Dobbiamo ancora renderci conto di cosa abbiamo fatto. La felicità è enorme, non si può spiegare. Dopo la chiusura della piscina di San Donato continuare l’attività e continuare a crederci è stata durissima. Sono stati anni davvero difficili. Anni di tante sofferenze e battaglie. Spazi acqua davvero proibitivi e scomodi (non saprò mai come ringraziare i ragazzi ed i genitori che non ci hanno mai abbandonato. Sappiamo che sono stati anni impegnativi per tutti, ma ci avete dato una mano a crederci e a lottare. Grazie di cuore). Trovare la forza per continuare, per alzarsi dopo ogni caduta, per andare avanti nonostante tutto e tutti non è stato facile. Insieme con il Pazzo ci siamo sempre fatti forza a vicenda, ci siamo spronati, convinti a non mollare per mantenere attiva la nostra piccola ma bellissima realtà. Perché per noi la pallanuoto è più di una passione. Provare a far crescere i nostri ragazzi e raggiungere sempre obiettivi più importanti è più di un compito. Provare a riportare la pallanuoto che conta a Milano e dintorni è più di un semplice impegno. Il nostro è amore per questo meraviglioso sport e speriamo di aver coinvolto e di coinvolgere sempre di più persone perché la pallanuoto è semplicemente uno sport unico.
E cosi, con la promozione B ormai archiviata, mi ritrovo a pensare a quel Pazzo che non ha mai smesso di crederci e di lottare. Quel Pazzo che ho seguito senza mai avere un dubbio. In fin dei conti condividiamo le stesse idee e la stessa voglia. Ricordo bene cosa diceva: “Simone, prima o poi andremo in A1”. Parole strane, pensando agli spazi acqua dalle 21 e 30 a Linate in una vasca da 25 metri dove da un lato si tocca. Parole strane pensando a quanti ragazzi ci hanno lasciato perché, comprensibilmente, non offrivamo ciò che offrivano altre squadre. (pochi spazi e orari scomodi) Parole strane viste le mille difficoltà economiche di questi anni. Parole strane vista la difficoltà, dopo aver fatto il salto dalla D alla C, a ripetere una promozione per mille problematiche. Parole strane per tutti, ma non per lui. Immagino i commenti nell’ambiente. Commenti comprensibili e normali, fossi stato io nei suoi panni avrei chiuso tutto molto tempo prima. Eppure non ha mai smesso di crederci. Ogni anno la stessa cosa: “Simone, prima o poi andremo in A1”. Per anni abbiamo camminato sul baratro, provando con tutte le forze di rimare attivi, non demoralizzarci perché prima o poi ci saremmo riusciti. L’importante è crederci e più il Pazzo credeva nel suo folle obiettivo più io credevo in lui.
Dopo la vittoria nei playoff del 15/07/2018 mi viene di pensare a quel Pazzo che guardando all’orizzonte vede ancora i suoi mulini a vento da combattere. Penso a quanto sembrassero dei sogni irrealizzabili le sue visioni e quanto fantasiosi i suoi progetti. Ma ora, alla fine di questa lunghissima stagione, un dubbio mi assale forse proprio pazzo non è. Forse ha davvero ragione lui. Tutti gli sforzi, i sacrifici e le sofferenze che ci hanno portato fino a qui sono stati ampiamente ripagati. Un’idea strana inizia a girarmi in testa, possibile che lo avesse sempre saputo? Possibile che dietro alla speranza e alla pazzia ci fosse una base solida di certezza? Non riesco a trattenere una risata, magari potesse prevedere il futuro. Ma di una cosa ora ne sono certo il Pazzo, Alessandro, non è pazzo per nulla. Ora con la promozione di serie B in tasca inizio a vedere esattamente cosa vedeva lui. L’obiettivo è li da raggiungere. Per noi è il momento di mettere ancora più voglia, più energia e decisione perché se non ci siamo mai arresi prima ora non pensiamo proprio a fermarci. Tutti sono avvisati!

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